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Il mwdamwdq (能? lett. "abilità")cite-ref-1[1] è una forma di mwegteatro sorta in mwewGiappone nel mwfaXIV secolo. È una forma d'arte poco accessibile, a differenza del mwfqkabuki che ne rappresenta la volgarizzazione. I testi del nō sono costruiti in modo da poter essere interpretati liberamente dallo spettatore e ciò è dovuto in parte alla peculiarità della lingua che presenta numerosi omofoni. È caratterizzato dalla lentezza, da una grazia spartana e dall'uso di mwfgmaschere caratteristiche.

Contents

Storia
Note

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Storia

Si evolse, insieme alla strettamente correlata farsa mwhgmwhwkyōgen, da varie forme d'arte popolari ed aristocratiche, tra cui il mwiamwiqdengaku, lo mwigshirabyoshi e il mwiwmwjagagaku. mwjqKan'ami e suo figlio mwjgZeami portarono il nō alla sua forma presente durante il mwjwperiodo Muromachi. A sua volta il Nō influenzò successivamente altre forme d'arte teatrali come il mwkakabuki e il mwkqbutō. Durante la mwkgrestaurazione Meiji il nō ed il kyōgen vennero riconosciuti ufficialmente come due delle tre forme teatrali tradizionali.

Inizialmente faceva parte, insieme al kyōgen, di una forma drammatica nota come mwlamwlqsarugaku. Mentre il nō era centrato sulla danza e sul canto il kyōgen era soprattutto basato sui dialoghi e sull'improvvisazione che seguiva canovacci predeterminati. In realtà, Zeami utilizza i termini "nō" e "sarugaku" indistintamente. Egli stesso ha creato l'etimologia della parola sarugaku. Per "saru" egli non utilizza il kanji tradizionale di scimmia, ma usa quello di scimmia dello zodiaco. Quest'ultimo tra l'altro, è presente anche nella parola "kami" che significa Dio e che ritroviamo anche in "mwlgkagura". Il secondo kanji è quello che si legge "gaku" in "sarugaku", e quindi il sarugaku può essere inteso come parte del kagura. Infine, i due caratteri che compongono la parola "sarugaku", possono anche essere letti come "tanoshimi wo mōsu", cioè "comunicare la gioia".

A partire dal mwmaXVI secolo i due generi si diversificarono. Il nō veniva recitato da attori in maschera ed era basato su testi scritti. I primi risalgono al mwmqXV secolo ma la maggior parte fu composta nel mwmgXVI. Il Kyōgen invece continuava a basarsi in gran parte sull'improvvisazione. I personaggi principali di un nō sono esseri soprannaturali (divinità, spiriti) oppure personaggi storici o leggendari. Anche in questo si differenziava dal kyōgen i cui protagonisti erano gente comune.

Il primo autore di nō fu Kan'ami Kiyotsugu (mwnq1334-mwng1384). Insieme a suo figlio mwnwZeami Motokiyo (mwoa1363-mwoq1443) e al nipote Motomasa Jūrō (mwow1394-mwpa1431) formano la triade della scuola Kanze. Zeami è forse l'autore più importante di ogni epoca con all'attivo oltre duecento opere, che vengono tuttora messe in scena, e molti scritti sul teatro e sull'esecuzione delle opere.

Va comunque considerato che il nō è una forma teatrale antica tuttora in vita, caso piuttosto raro, e che anche in tempi moderni ci sono stati autori che hanno scritto per questo genere. Uno fra tutti mwpgYukio Mishima (mwpwKindai nōgaku shū, mwqaCinque nō moderni, mwqq1956).

Lmwqw'mwraokina o mwrqkamiuta è una forma di rappresentazione unica che combina la mwrgdanza con rituali mwrwshintoisti. Viene considerata la più antica rappresentazione nō.

Lmwsq'mwsgmwswHeike monogatari, un racconto medievale dell'ascesa e della caduta del mwtaclan Taira, cantata originariamente da monaci ciechi che si accompagnavano con il mwtqbiwa, è un'importante fonte di materiale per il nō (e per successive forme teatrali), particolarmente per rappresentazioni di guerrieri. Un'altra fonte importante è il mwtgmwtwGenji monogatari, un lavoro dell'mwuaXI secolo, definito a volte il primo romanzo del mondo. Gli autori si ispirarono anche a classici del mwuqperiodo Nara e del mwugperiodo Heian ed a fonti mwuwcinesi.

Al giorno d'oggi ci sono in Giappone circa 1500 attori professionisti di nō e la forma d'arte continua ad esistere. Le cinque scuole esistenti di nō sono la mwvqKanzemwvg (観世?), la mwvwHoshomwwa (宝生?), la mwwqKomparumwwg (金春?), la mwwwKitamwxa (喜多?) e la mwxqKongomwxg (金剛?). Ognuna ha a capo una famiglia conosciuta come mwxwsō-ke e solo il capofamiglia di questa ha il diritto di creare nuove rappresentazioni o modificare quelle esistenti. La società degli attori nō è ancora abbastanza feudale e protegge strettamente le tradizioni dei propri antenati.

Secondo mwyqZeami (attore e autore di questa forma d'arte nel mwygXIV secolo) tutte le rappresentazioni nō dovrebbero creare un ideale estetico chiamato mwywyugen, che significa uno spirito profondo e sottile e di mwzahana, che significa novità. Il nō rappresenta davvero la mwzqcultura giapponese di ricercare la bellezza nella sottigliezza e nella formalità.

Caratteristiche

La scena

1. 1: Kagami-no-ma (Stanza degli specchi)
2. 2: Hashigakari (Ponte)
3. 3: Palcoscenico
4. 4-7: Quattro colonne chiamate rispettivamente Metsuke-Bashira, Shite-Bashira, Fue-Bashira e Waki-Bashira.
5. 8: Jiutai-za. Jiutai (i componenti del coro) siedono qui.
6. 9: I suonatori siedono qui. Dalla sinistra verso destra: Kue-za (suonatore di flauto traverso chiamato No-kan), Kotsuzumi-za (un piccolo tamburo), Ohtsuzumi-za (un tamburo di medie dimensioni) e occasionalmente Taiko-za (un largo tamburo).
7. 10: kōken-za (mweasuggeritore)
8. 11: Kyogen-za (Kyogen-shi, un attore comico, appare in alcune opere)
9. 12: Kizahashi (scalini)
10. 13: Shirazu (sabbia bianca)
11. 14-16: Pini (Rispettivamente il primo, secondo e il terzo)
12. 17: Gakuya (Backstage)
13. 18: Makuguchi (L'entrata principale al palcoscenico. Kagamino-ma e Hashigakari sono circondate da una tenda chiamata Agemaku. Agemaku è colorata in tre o cinque colori. Gli attori e i suonatori passano attraverso questa entrata.)
14. 19: Kirido-guchi. Entrata per le cantanti del coro (Jiutai) e gli assistenti di scena (Kōken).
15. 20: Kagami-ita. Il disegno di un rigoglioso pino verde, nello stile della mwgqscuola Kanō

La mwgwscena è molto semplice e ridotta anch'essa all'essenziale. La rappresentazione Nō ha luogo su un palco fatto di mwhaHinoki (cipresso giapponese). Il palcoscenico è completamente vuoto a parte il "kagami-ita", un dipinto di un pino, realizzato su un pannello di legno, posto sul fondo del palco. Ci sono molte spiegazioni possibili per la scelta di questo albero, ma una tra le più comuni è che simboleggia il mezzo con cui le divinità scendevano sulla terra, secondo il mwhqrituale mwhgshintoista.

In contrasto con il palco completamente disadorno, i costumi sono estremamente ricchi: Molti attori, in particolari quelli Shite, sono vestiti con abiti di mwiabroccato di mwiqseta.

Gli attori, per salire alla ribalta, percorrono una passerella posta a sinistra del palcoscenico detta mwiwHashigakari. Questa soluzione fu poi trasposta nel mwjaKabuki, dove viene denominata mwjqmwjgHanamichi, cioè mwjwponte dei fiori.

Il butai, cioè lo spazio scenico, viene considerato come un mondo intermedio in cui si incontrano il mondo divino e quello umano. Ciò è dimostrato dalla sua stessa struttura architettonica che ha valenze cosmologiche: il tetto che lo ricopre lo definisce in quanto spazio sacro, e i pilastri che lo sostengono sono considerati tramiti tra il mondo umano e il mondo sovrannaturale. L'honbutai, cioè la parte centrale dello spazio scenico è collegato alla camera dello specchio (kagami no ma) da un corridoio detto hashigakari. L'hashigakari si immette nella kagami no ma da occidente, così come a occidente, nell'immaginario comune, si trova il paradiso della Terra Pura buddhista. Infine il ponte presente sul palcoscenico può essere considerato come il tramite tra il nostro mondo, rappresentato dal palco, e l'altro mondo, rappresentato dalla camera dello specchio.

Gli attori

Nel nō i movimenti degli attori sono estremamente stilizzati e ridotti all'essenziale. Piccoli cenni del capo o movimenti del corpo hanno significati ben precisi. I ruoli sono fissi: esistono quattro tipi principali di attori: mwlwshite, mwmawaki (comprimario), mwmqkyogen, e mwmghayashi.

• Gli Shite sono gli attori più comuni, recitano molti ruoli tra cui:

• "Shite" (primo attore)
• "Tsure" (compagno dello shite)
• "Jiutai" (coro, solitamente di 6-8 membri)
• "Kōken" (assistenti di scena, di solito 2-3 attori).

• I kyogen rappresentano alcuni interludi durante le rappresentazioni.
• Gli "hayashi" sono i musicisti che suonano i quattro strumenti del teatro nō.

Una tipica rappresentazione del nō vedrà in scena tutte le categorie di attori e solitamente dura dai 30 ai 120 minuti. Il repertorio del nō conta circa 250 rappresentazioni suddivisibili in cinque categorie (organizzate in base al tema principale):

• 1ª Categoria: Rappresentazioni sulle divinità.
• 2ª Categoria: Rappresentazioni sui guerrieri.
• 3ª Categoria: Rappresentazioni sulle donne.
• 4ª Categoria: Rappresentazioni varie.
• 5ª Categoria: Rappresentazioni sui demoni.

La musica

La musica di accompagnamento è eseguita con strumenti a fiato (mwrqfue, flauto) e a percussione (mwrgōtsuzumi, mwrwkotsuzumi, tamburi).

Il nō è cantato, per questa ragione, molte persone tendono pensare al nō come ad una forma di mwsqopera mwsggiapponese. Ciò nonostante, il canto nel teatro nō sfrutta una scala tonale limitata e presenta lunghi passaggi ripetitivi. La chiarezza e la melodia non rappresentano l'obiettivo del canto nel teatro Nō benché i testi siano poetici e le strofe riprendano pesantemente il tipico ritmo giapponese sette-cinque, familiare a chi conosce i mwswwaka o i più recenti mwtahaiku. Il canto del Nō nonostante sia povero di espressioni risulta pregno di allusioni. In realtà la musica nō e il mwtqkakegoe (lo strano suono gutturale delle voci dei percussionisti) sono state ricalcate dai rituali sciamanici. I tamburi sono tradizionalmente strumenti giapponesi per indurre la trance, il flauto è uno strumento per evocare la discesa degli spiriti, e i mwtgkakegoe sono parte dell'invito agli dei a manifestarsi.

L'uso delle maschere

Lo mwxqshite recita in maschera il che ovviamente toglie ogni possibilità di esprimersi con la mimica facciale. Però la grande abilità degli attori produce quasi espressività della maschera anche grazie al fatto che quest'ultima è scolpita in modo tale che a seconda dell'orientamento e della diversa incidenza della luce si producano mutamenti espressivi. Poiché i buchi posti all'altezza degli occhi sono di ridottissime dimensioni, per aumentare ulteriormente l'espressività, gli attori hanno a disposizione una visuale limitatissima e si servono quindi di punti fissi per orientarsi e di percorsi predeterminati. Tutte le maschere del teatro nō (能面 mwxgnō-men o 面 mwxwomote) hanno un nome.

Di solito solo lo mwyqshite, l'attore principale, porta la maschera. Può comunque accadere, che in alcuni casi, anche gli tsure possano indossare una maschera, in particolare per i personaggi femminili. Le maschere Nō sono di solito ritratti di personaggi femminili o non umani (divinità, demoni o animali), ci sono comunque anche maschere rappresentanti ragazzi o vecchi. Gli attori senza maschera hanno sempre un ruolo di uomini adulti di venti, trenta o quarant'anni. Anche il comprimario mwygwaki non indossa maschere.

Usata da un attore capace la maschera è in grado di mostrare differenti espressioni e sentimenti a seconda della posizione della testa dell'attore e dell'illuminazione. Una maschera inanimata può quindi avere la capacità di sembrare felice, triste o una grande varietà di altre espressioni. Studi condotti da mwzaMichael J. Lyons della ATR Intelligent Robotics and Communication Labs a mwzgKyōto, mwzwGiappone e mw0aRuth Campbell della Università di Londra, hanno esplorato questa particolare caratteristica delle maschere mw0q.

La maschera inoltre, ha una funzione mediatrice cioè può incarnare entità superiori e costituire quindi un punto di incontro tra il tempo mitico e il tempo storico. Essa ha anche la funzione di richiamare i morti sulla terra: indossando la maschera del defunto, l'attore ne incarna lo spirito. Ecco perché qualsiasi spettacolo è preceduto da una sorta di venerazione nei confronti della maschera: in questo modo l'attore pensa che potrà incarnare al meglio il personaggio. Nei drammi più antichi le maschere erano addirittura considerate delle divinità, ecco perché ogni spettacolo era preceduto da preghiere rivolte a tali divinità.

Famosi drammi nō

(Le categorie sono della scuola Kanze)

• mw1wAoi no uye— "Court Lady Aoi" (Categoria 4)
• mw2qmw2gDōjōji— "Dojoji" (Categoria 4)
• mw3aHagoromo— "Il mantello di piume" (Categoria 3)
• mw3wIzutsu— "The Well Cradle" (Categoria 3)
• mw4gMatsukaze— "Pining Wind" (Categoria 3)
• mw5aSekidera Komachi— mw5qKomachi a Sekidera (Categoria 3)
• mw6aShakkyo— "Il ponte di pietra" (Categoria 5)
• mw6gShojo— "L'Elfo che beve" (Categoria 3)
• mw7aYorimasa— "Yorimasa" (Categoria 2)
• mw7gYuya— "Yuya" (Categoria 3)
• mw8amw8qAtsumori— "Atsumori" (Categoria 2)

Note

cite-note-11. citereftreccani-nomw-amw-qNō, in mw-gTreccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.

Bibliografia

Per approfondire le tecniche di questa forma di teatro, l'opera più considerevole è il mw-qFushikaden (Della trasmissione del fiore dell'interpretazione) che fu scritto da Zeami per tramandare ai discendenti i segreti dell'arte. Un'edizione molto interessante di questa opera è:

• mwaqaMotokiyo Zeami, mwaqeIl segreto del teatro Nō, a cura di René Sieffert, Milano Adelphi 1966.

Importante per la personalità degli autori è anche:

• mwaquEzra Pound e Ernest F. Fenollosa, mwaqcIl teatro giapponese Nō, Vallecchi Firenze 1966.

Inoltre:

• Gian Carlo Calza, mwaqsL'incanto sottile del dramma Nō. La principessa Aoi, Edizioni di Vanni Scheiwiller 1975.
• Gian Carlo Calza, mwaq0Il fiore nel demone. L'incanto sottile del dramma Nō, Ed. Nuova Milano 1983.
• Benito Ortolani, "Il teatro giapponese-Dal rituale sciamanico alla scena contemporanea", Bulzoni Editore 1990.
• mwarePaola Cagnoni, mwariScritti teatrali, Venezia, Cafoscarina, 2006.
• Moretti, Luca, mwarqUn'esperienza di studio pratico del kyōgen sotto la guida del maestro Zenchiku Tadashige della scuola Ōkura. Una riflessione retrospettiva, mwaruhttps://web.archive.org/web/20160304093721/http://www.centrostudiorientaliroma.net/unesperienza-di-studio-pratico-del-kyogen-sotto-la-guida-del-maestro-zenchiku-tadashige-della-scuola-okura-una-riflessione-retrospettiva/

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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itnō, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefbritannica-com(EN) Noh theatre, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• (EN) Noh, su AllMusic, All Media Network.
• mwarwInternational Noh Institute Italy, su internationalnohinstituteitaly.wordpress.com.
• mwar4Mostra "Omote, le Maschere del Teatro Noh, su mostra-giappone.it.